IL PROGETTO ORBACE

 

Per una collettiva differente. Perché un progetto artistico sull’Orbace.

 

Squilla il telefono in macchina, a quanti di voi è mai capitato? Ma forse non a tutti capita che, ah! io parcheggio nella piazzola e poi rispondo, ti chiedano un’idea un po’ diversa per una mostra di artisti “collettiva” elaborando il tappeto sardo. Personalmente mi sto trovando a far miriadi di cose di cui non mi sono spesso dedicato e di cui forse non ho ferrea competenza da esperto da cursus honorum. Però, anche perché lo chiedeva Marco Pili, mi sono documentato e ho visto che il tappeto e la sua elaborazione artistica aveva un panorama enormemente inflazionato. Mi son quindi soffermato sulla materia e ho cercato qualche prodotto della tessitura sarda che meritasse essere recuperato e quale tessuto se non l’orbace? In Sardegna solo ad Arbus dagli anni venti ai primi anni 50 c’erano almeno 600 telai che producevano orbace ora uno solo in Sardegna a Samugheo. Senza chiedermi il perché di questa situazione mi sono chiesto invece cosa si può fare per valorizzarlo e qual è la vera funzione dell’artista? Un po’ riprendendo i concetti di Arte pratica e di intellettuale organico Gramsciani ho pensato che quello dell’orbace potesse essere il campo su cui artisti che credono che l’arte sia uno strumento civile-sociale di testimonianza potesse essere il campo di sperimentazione artistica per poter dare un messaggio importante. Da qui sono partite le richieste agli artisti con cui si collabora con la maggior parte da anni, devo dir la verità in due serate gli artisti sono arrivati a 18, tutti hanno detto subito di sì, probabilmente per paura che un diniego avrebbe fatto scatenare i miei poteri esoterici. Gli artisti che partecipano al progetto utilizzeranno tutti un panno di orbace nero di m 1x1,50. Da tale materiale l’artista dovrà fare un pezzo unico e non avvilire troppo il materiale utilizzato facendolo diventare un mero supporto ovviamente con libera tecnica e libero utilizzo della materia.

Altro punto, non so se a voi capita o è capitato visitare delle mostre così dette collettive, per lo più di plastica, finte in cui di collettivo hanno praticamente poco solo il soggetto e in cui il pseudocuratore vaglia le opere che arrivano in esposizione certe volte censurando e snaturando in pochi secondi il progetto dell’artista che quasi per incanto è giusto solo se corrisponde alle volontà dell’illuminato curatore. Ecco, questo non lo si è voluto fare, se lo si fosse fatto probabilmente non ci sarebbero stati gli entusiastici sì, invece si è voluto creare una situazione in cui collettivamente si potesse elaborare un discorso non solo artistico sull’orbace, riunendoci nel laboratorio tessile, facendo dei laboratori ed elaborando assieme man mano tutte le operazioni inerenti il progetto: vero frutto collettivo organicamente intellettuale di arte pratica. 

 

Giuseppe Manias

Biblioteca Gramsciana 

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